pesce bianco arrosto alle erbe, polpo grigliato all'olio d'oliva, pollame arrosto agli agrumi, risotto ai frutti di mare, formaggi a pasta dura leggermente stagionati

Nelin 2022

Clos Mogador

158,00 €

Un bianco del Priorat ampio e preciso, dove la mineralità dello scisto incontra una bella freschezza mediterranea.

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Spagna

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Vin Bianco

icon alcool

13.5%

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da 5 a 10 anni

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50% Grenache Blanc, 25% Macabeu, 15% Viognier, 10% altri vitigni bianchi

Consegna in 72 ore in Francia, imballaggio rinforzato

Francia: 9,90 € da 1 a 2 bottiglie, 14,90 € da 3 a 11, 19,90 € da 12. Tariffe per paese

Parliamo poco, parliamo di vino

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Situato nel cuore della regione montuosa del Priorat, in Catalogna, il vigneto di Clos Mogador si estende attorno al paese di Gratallops, su ripidi versanti di llicorella, il celebre scisto nero. Le parcelle della cuvée Nelin dominano la valle dell'Ebro e godono di un clima mediterraneo dalle forti escursioni termiche, temperato dai venti marini. Le vigne, piantate a terrazze e in costers, affondano le radici in suoli poveri e sassosi, offrendo un'espressione singolare di questo terroir catalano dalla personalità marcata.

Le uve di Clos Mogador destinate a questa cuvée bianca sono raccolte a mano in piccole cassette e selezionate con cura all'arrivo in cantina. La vinificazione si svolge vitigno per vitigno, con una pressatura soffice per preservare la finezza aromatica. La fermentazione è lenta, in parte in botti di rovere e in parte in contenitori neutri, per conservare la freschezza guadagnando al tempo stesso in complessità. L'affinamento prosegue sui lieviti fini, con bâtonnage regolari, prima dell'uvaggio finale e dell'imbottigliamento in cantina.

Questo vino svela note di frutta a nocciolo matura, di frutti bianchi succosi e di agrumi delicati, completate da tocchi floreali raffinati e da discrete sfumature speziate donate dall'affinamento. Si percepisce anche una sottile dimensione minerale che richiama i suoli di scisto, oltre a leggeri accenti legnosi perfettamente integrati. In bocca la materia si mostra ampia e setosa, sostenuta da una freschezza ben presente, da una bella tensione e da un finale persistente, saporito e armonioso.

Dove si viaggia?

Priorat


Si trova nell'entroterra di Tarragona, in Catalogna, a un centinaio di chilometri a sud-ovest di Barcellona, incastonato in un anfiteatro naturale di colline scoscese e valli incassate. Il vigneto si dispiega su pendii vertiginosi, a volte con oltre 45 gradi di inclinazione, tra i 100 e i 700 metri di altitudine, in un paesaggio spettacolare di strette terrazze aggrappate alla montagna. La storia vitivinicola risale al XII secolo, quando i monaci certosini fondarono il priorato di Scala Dei e piantarono le prime vigne, dando il nome alla regione. Dopo secoli di prosperità, la fillossera e l'esodo rurale svuotarono il Priorat dei suoi vignaioli, finché una manciata di pionieri visionari — René Barbier, Álvaro Palacios, Daphne Glorian e pochi altri — riscoprì negli anni '90 il potenziale straordinario di questi suoli unici di llicorella, uno scisto ardesiaco nero e brillante che costringe le radici a spingersi in profondità e conferisce ai vini una mineralità intensa e scura. Il clima è mediterraneo continentale, caldo e secco, mitigato dal maestrale catalano — il cerç — che spazza le vigne e dalla frescura notturna legata all'altitudine, offrendo alle uve una maturazione lenta e un equilibrio notevole. Il Priorat è una delle sole due denominazioni spagnole a detenere lo status di DOCa, allo stesso livello della Rioja, e si è imposto grazie ai suoi rossi monumentali e profondi di Garnacha e Cariñena, spesso da vecchie vigne centenarie con rese minime, affiancati da cuvée ambiziose che integrano Cabernet Sauvignon e Syrah, e da una manciata di bianchi rari e minerali di Garnacha Blanca e Macabeu, testimoni di un terroir estremo che produce alcuni dei vini più intensi ed emozionanti di tutto il Mediterraneo.

La piccola storia del paese

Spagna

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La storia del vino in Spagna è così antica che nessuno sa davvero chi abbia portato le prime viti nella regione. Quando i Fenici arrivarono, circa 3.000 anni fa, e fondarono le attuali città di Cadice e Jerez, la viticoltura era già ben radicata e i vini spagnoli venivano ampiamente commercializzati in tutto il Mediterraneo e in Nord Africa. Si potrebbe dire che la Spagna sia un miracolo del vino. Dopo anni trascorsi ai margini del mondo dei grandi vini, oggi è tra i protagonisti. Gli investimenti e l’ambizione in vigna e in cantina si traducono in rossi sempre più ricchi, complessi (spesso molto alcolici) e speziati, sempre più apprezzati dai consumatori internazionali. Orgogliosa di avere più terreni vitati di qualsiasi altro paese, la Spagna ha appena iniziato a valorizzare questa risorsa in modo coerente. La Spagna è un groviglio anarchico di regioni e sottoregioni, così come il suo territorio è un groviglio anarchico di paesaggi incredibilmente aspri. Basta uno sguardo a una cartina per rendersi conto della diversità climatica tra le numerose regioni vitivinicole spagnole: dai vigneti verdi e fradici di pioggia della Galizia, sulla costa atlantica settentrionale, ai vigneti riarsi del sud-est mediterraneo. La vera fortuna della Spagna, dal punto di vista viticolo, è l’altitudine media dei suoi vigneti, superiore ai 600 metri. Gran parte dei vigneti spagnoli riesce così a produrre uve di buon colore e buona acidità semplicemente perché le temperature notturne sono relativamente basse e le uve maturano solo al termine di una stagione vegetativa sufficientemente lunga. Ma c’è un vero tesoro da scoprire per chi è disposto a scavare e, ora che in Spagna si è formata una classe di intenditori, investitori ambiziosi di ogni tipo hanno fatto la loro parte per cambiare l’immagine del vino spagnolo. Oggi una nuova generazione di vignaioli ha cominciato, senza clamore, a produrre vini spettacolari e a sperimentare vitigni che fino a poco tempo fa sarebbero stati impensabili. Il vino resta un prodotto importante e parte integrante della cultura spagnola.

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