spalla d’agnello confit alle erbe, anatra arrosto alle spezie dolci, guancia di manzo brasata al vino rosso, costata di maiale grigliata marinata alla paprika affumicata, stufato di ortaggi a radice e funghi

Kai 2019

Errazuriz

108,00 €

Un carménère cileno di grande precisione, dove la profondità del frutto incontra l’eleganza delle Ande.

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Cile

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Vin Rosso

icon alcool

13.5%

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10 anni +

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100% Carménère

Parliamo poco, parliamo di vino

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Scolpito sui pendii della valle dell'Aconcagua, a nord di Santiago, Kai proviene principalmente dal vigneto Don Maximiano, vicino a Panquehue, nel cuore di uno dei terroir più rinomati del Cile. Adagiate ai piedi della cordigliera delle Ande, le vigne godono di un clima mediterraneo mitigato dalle fresche brezze provenienti dall'oceano Pacifico, di forti escursioni termiche e di suoli alluvionali ciottolosi e ben drenati, che favoriscono una maturazione lenta e completa del carménère.

Le uve di Carmenère vengono raccolte a mano, selezionate con cura e poi diraspate prima di una macerazione prefermentativa a freddo. La fermentazione alcolica avviene in vasche d'acciaio inox con rimontaggi delicati, per estrarre colore, aromi e tannini fini. La fermentazione malolattica si svolge in barrique di rovere francese. Il vino matura poi a lungo in botti di rovere francese, in gran parte nuove, per rifinirne la struttura, apportare complessità aromatica e integrare armoniosamente il legno.

Questo vino rivela note di mora, di prugna nera e di ciliegia, ravvivate da tocchi di violetta e di peonia, poi da sfumature speziate di pepe nero, di chiodo di garofano e di cacao, sostenute da eleganti note legnose di cedro e di vaniglia. In bocca si mostra ampio e concentrato, sostenuto da tannini fini, una freschezza ben integrata e un lungo finale saporito.

Dove si viaggia?

Aconcagua Valley


Si trova a circa 100 chilometri a nord di Santiago, in una valle spettacolare che prende il nome dal monte Aconcagua, la vetta più alta delle Americhe con i suoi 6 961 metri, le cui nevi perenni alimentano il fiume che ha scolpito questo terroir. Il vigneto si estende dalle alture calde e aride dell'interno della valle, protette dai contrafforti andini, fino alle colline costiere dell'Aconcagua Costa, aperte alle brezze fresche del Pacifico, formando un corridoio vitivinicolo dall'escursione climatica eccezionale. La storia vitivinicola inizia davvero nel 1870, quando Don Maximiano Errázuriz fondò la sua omonima tenuta nella zona di Panquehue, convinto che questa valle calda e soleggiata potesse dare grandi vini rossi: una scommessa visionaria da cui sarebbe nata una delle cantine più emblematiche del Cile. Per oltre un secolo l'Aconcagua rimase sinonimo di rossi potenti e concentrati, finché, all'inizio degli anni 2000, la scoperta del potenziale dell'Aconcagua Costa stravolse ogni certezza: queste colline granitiche sferzate dai venti marini e avvolte dalle nebbie del Pacifico si rivelarono capaci di produrre bianchi e Pinot Nero di una finezza che nessuno riteneva possibile in Cile. Il clima oscilla tra il mediterraneo caldo e secco della valle interna, dove le estati torride sono mitigate dai venti freschi che scendono dalle Ande, e quello decisamente fresco e marittimo della costa, dove d'estate le temperature faticano a superare i 25 gradi. I suoli sono altrettanto contrastati: dalle alluvioni ciottolose e argillo-calcaree dell'interno alle rocce granitiche decomposte e ai quarzi del litorale. L'Aconcagua Valley si è costruita una doppia identità affascinante, producendo da un lato Cabernet Sauvignon monumentali e uvaggi bordolesi di notevole profondità nel calore di Panquehue, e dall'altro Sauvignon Blanc vibranti, Chardonnay cesellati e Pinot Nero eleganti sui pendii ventosi dell'Aconcagua Costa, incarnando meglio di qualsiasi altra regione la capacità del Cile di eccellere ai due estremi dello spettro.

La piccola storia del paese

Cile

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Fu Hernán Cortés a ordinare, fin dalla conquista del Messico, la coltivazione della vite nel 1524. Dal Messico la vite si diffuse progressivamente verso sud, fino a raggiungere il Cile nel 1555. Durante i primi 3 secoli della colonizzazione, in Cile si coltivò soltanto il país, un vitigno a bacca nera privo di carattere e molto produttivo. Bisognerà attendere la metà del XIX secolo per vedere l’introduzione delle varietà nobili: soprattutto cabernet sauvignon, merlot, syrah, sauvignon blanc e chardonnay. Vent’anni più tardi la vinificazione si modernizzò grazie all’impulso di ricchi proprietari e di esperti francesi rimasti senza lavoro a causa della fillossera in Europa. Il Cile si estende per 4.300 chilometri da nord a sud. È stretto tra l’oceano Pacifico a ovest, la Cordigliera delle Ande a est, il deserto di Atacama a nord, le pianure della Patagonia e i ghiacciai a sud. Queste barriere naturali hanno impedito alla fillossera di penetrare nel paese. Anche se il paese è largo appena 160 chilometri, gode di condizioni ideali per coltivare vitigni da climi caldi, temperati o freschi, tanto da essere spesso descritto come un paradiso per la viticoltura. Con quasi 300 cantine che producono vino in bottiglia, il Cile oscilla tra il 6° e l’8° posto nel mondo.

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